Epatite C e gravidanza

L’Epatite C è una malattia infettiva del fegato causata dal virus C (HCV). L’epatite virale C è stata identificata nel 1989 e da allora ha assunto dimensioni tali da essere oggi considerata un rilevante problema di salute pubblica.

L’infezione da HCV colpisce, secondo alcune stime, il 3% della popolazione mondiale e l’1% della popolazione italiana. 
L’infezione nell’ 85% dei casi evolve in epatite cronica ed è una delle cause principali di cirrosi epatica e di tumore del fegato (carcinoma epatocellulare).

Negli studi  italiani la positività al virus dell’epatite C in gravidanza varia da 0.4% a 2.4%.
Per scoprire se si è venuti a contatto con il virus il test da effettuare si chiama ANTI HCV, basato sulla ricerca degli anticorpi anti-HCV da effettuarsi entro il termine di gravidanza.

Per le categorie che presentano fattori di rischio sarebbe opportuno eseguire il test prima del concepimento.
Se il test risulta essere positivo è necessario approfondire la presenza del virus nel sangue con il test HCV-RNA, se positivo in accordo con il medico di famiglia occorre essere seguiti da uno specialista Infettivologo.

CATEGORIE A RISCHIO:

  • utilizzatori di droghe iniettabili (anche un solo episodio)
  • chi ha condiviso con altri individui dispositivi per iniettare farmaci (es. siringhe)
  • persone che si sono punte con siringhe infette
  • emofiliaci
  • dializzati
  • pazienti ad alta ospedalizzazione
  • operatori sanitari a contatto con persone a rischio
  • conviventi di persone infette da virus HCV
  • pazienti con GPT persistentemente elevata
  • chi ha ricevuto trasfusioni di sangue o derivati prima del 1990
  • detenuti ospitati nei penitenziari
  • nati da madri HCV positive
  • soggetti HIV positivi
  • soggetti con tatuaggi o “body piercing”, soprattutto se eseguiti in carcere.

Il virus si trasmette esclusivamente con il contatto con il sangue, non si trasmette per via aerea e non si diffonde:

  • starnutendo o tossendo
  • stringendo la mano, baciando, tenendo un bambino in braccio
  • usando lo stesso bagno
  • nuotando nella stessa piscina

Tuttavia se si convive con persone affette da Epatite C è prudente non condividere gli oggetti taglienti o pungenti che si usano a contatto con la cute e le mucose, come i rasoi o gli spazzolini da denti, mentre per gli altri oggetti non c’è rischio di trasmissione dell’infezione.

La trasmissione del virus attraverso i rapporti sessuali è molto bassa, intorno al 2%. Infatti benché ci sia discordanza tra i vari studi se ci sia o meno la presenza del virus nel liquido seminale e non si possa escludere con certezza l’infettività del liquido seminale è poco probabile la trasmissione al feto del virus per questa via.
Tuttavia se si hanno rapporti sessuali con persone diverse è raccomandato l’uso del profilattico.

I dati a disposizione relativi all’infezione da HCV in gravidanza sono scarsi e non sembrano evidenziare un aumento del rischio di malformazioni congenite, sofferenza fetale, o nascite pretermine. Il rischio di complicanze ostetriche o perinatali non è superiore nelle donne con HCV rispetto alle non infette.

Non c’è motivo di sconsigliare una gravidanza sulla base della sola  presenza dell’infezione da HCV. La gravidanza invece è controindicata per le donne in terapia con ribavirina, farmaco teratogeno (causa malformazioni nel feto).

Il rischio di trasmissione del virus in una donna HCV positiva in gravidanza al suo bambino è del 5-6%, la trasmissione si verifica per lo più durante il parto ma non è necessario ricorrere al cesareo solo per la positività al virus dell’epatite C.

Se stai facendo una terapia con farmaci antivirali (oppure se hai sospeso la terapia da meno di 6 mesi) è necessario evitare la gravidanza: i farmaci attualmente utilizzati sono dannosi per il feto.

La ribavirina, uno dei farmaci utilizzati nella cura dell’epatite da virus C, produce modificazioni spermatiche; anche gli uomini trattati in età fertile, quindi, devono utilizzare metodi contraccettivi per parecchi mesi dopo la sospensione del trattamento.

La gravidanza non modifica le tue attuali condizioni di salute; in alcuni casi si può osservare un aumento delle transaminasi, enzimi prodotti dal fegato.
Vi sono alcune condizioni, indipendenti dallo stato di gravidanza, che possono peggiorare lo stato di salute dei soggetti HCV-positivi, come ad esempio infettarsi anche con il virus dell’epatite A o B, bere alcolici, ecc. Chiedi chiarimenti e consigli al tuo medico.

L’assistenza che riceverai in gravidanza non sarà sostanzialmente diversa da quella di tutte le altre gestanti: saranno sufficienti alcuni esami supplementari, principalmente volti a valutare la funzionalità del tuo fegato.

Non sono necessari esami particolari per il feto: il virus dell’epatite C non lo danneggia.
Su 100 bambini che nascono da una mamma HCV-positiva, 5-6 potranno risultare a loro volta infettati. Sono bambini che, solitamente, alla nascita stanno bene e che successivamente svilupperanno una forma cronica della malattia.

Il tuo medico può farti fare un esame del sangue specifico per valutare quale rischio hai di trasmettere l’infezione al tuo bambino.
Il tuo parto non sarà diverso da quello delle altre donne gravide; non c’è motivo di programmare un taglio cesareo solo perché sei HCV-positiva.

Dopo la nascita potrai occuparti del tuo bambino come fanno tutte le altre mamme: non ci sarà bisogno di usare guanti, mascherine o di introdurre forme supplementari di sterilizzazione di biberon, asciugamani, ecc…

Potrai allattare il tuo bambino: non sono mai stati segnalati casi di trasmissione dell’infezione attraverso il latte materno.
Presta attenzione solo se hai delle ferite aperte o delle ragadi che sanguinano; in questi casi chiedi consigli al tuo medico o al pediatra. 
Non usare per il bambino le stesse forbicine che usi per te.

FONTI:
www.saperidoc.it
www.epac.it

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