Diagnosi e gestione della gravidanza molare ▼

La gravidanza molare rappresenta un’evenienza nella quale, a causa di un ovulo fecondato che non è però vitale, si sviluppa una forma anomala di gestazione.

La gravidanza di per sé non potrà quindi andare a buon fine, perché l’impianto nell’utero non porterà al feto, ma la diagnosi e la gestione di questo stato è molto importante per la salute della donna.

La gravidanza molare è la forma più comune della malattia detta GTD, acronimo di ‘malattia trofoblastica gestazionale’.

Ne esistono due forme, quella completa e quella parziale.

La prima si presenta senza l’evidenza di un feto e con l’instaurarsi di vescicole.
La seconda in genere dà luogo a un feto e a una placenta, ma di solito questo non sopravvive oltre qualche settimana.

La diagnosi di una gravidanza molare andrebbe fatta qualora si presentino alcuni sintomi.
Tra questi si segnalano un sanguinamento anomalo al principio della gravidanza, fenomeno più comune.
In secondo luogo si può avere dolore da cisti benigne, o ancora emesi paradossa, o anche ipertiroidismo, fino alla preeclampsia precoce.

Il modo migliore per eseguire la diagnosi è l’ecografia effettuata prima della dodicesima settimana di gestazione.
Qualora si noti un aspetto vascolare cosiddetto ‘a nido d’ape’, si dovrà approfondire.
Tipicamente, dopo questo primo periodo, la gravidanza molare sarà caratterizzata da emorragia intrauterina e presenza di cisti nelle ovaie.

Se la gravidanza molare è di tipo parziale invece… [SEGUE]

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