Icone/ La Fecondità è femmina ▼

Alla fine del ‘500, un perugino di nome Cesare Ripa compose forse il più celebre trattato di iconologia: vale a dire un testo utile ai pittori, ai poeti, agli appassionati, per codificare sentimenti, idee e stati d’animo in immagini e far sì che esse parlino allo sguardo della gente.
Oggi, che viviamo nella società delle immagini, sappiamo quanto fondamentale sia il loro valore.
Bene, lo era anche in passato.
Un libro come questo ci permette di capire i mille particolari simbolici e le allegorie contenute in una chiesa antica, in un quadro, in una poesia…
Ai giorni nostri, se vediamo una grande M gialla per strada sappiamo che lì vendono panini; oppure, imbattendoci nell’immagine d’una conchiglia gialla, segno d’una compagnia petrolifera, avremo certezza di poter fare benzina.

 

Ma, per quel che ci interessa, come avrebbe dipinto, per esempio, un pittore barocco il concetto astratto e tutto femminile di fecondità?
Come l’avrebbe raffigurata, per farsi capire subito dall’osservatore e trasmettergli – rafforzata dall’immagine –   l’emozione e l’idea?
Ripa gli spiega tutto e spiega ciascuna allegoria.
Come si noterà, è un’apoteosi della nascita in ogni sua forma…
La Fecondità è la maggior felicità che possa avere una donna, poiché grazie a essa produce i frutti tanto attesi dall’unione.
E ciò soddisfa l’antico istinto di natura, la procreazione dei figli, necessaria a tutti gli uomini. Quale maggiore ricchezza che i figli?

 

La Fecondità è una donna incoronata con un ramo di senape, perché il minutissimo seme di quest’erba, senza tanto impegno, fra tutte le erbe diventa tanto grande che è capace anche di sostenere gli uccelli che vi si posano sopra.
Essa ha tra le mani un nido di cardellino con i piccoli dentro, e lo si sceglierà per questo motivo: come Plinio dice, quanto più grande è l’animale, tanto meno è fecondo (un figlio alla volta partoriscono elefanti, cammelli, cavalle…), mentre questo minuscolo uccellino ne partorisce dodici.
Ai piedi della donna: da un lato, una gallina coi pulcini appena nati dalle uova; dall’altro, una lepre che ha appena partorito.
La gallina è animale domestico fecondissimo (racconta uno scrittore che in Macedonia una gallina covò 22 uova e vi nacquero 44 pulcini…).
Della lepre, poi, si sa che è tanto feconda, che dà latte e partorisce contemporaneamente.

 

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