L’incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria è un problema, personale e sociale, di grande imbarazzo e diffusione.Un’indagine epidemiologica, condotta tra la popolazione femminile di Brescia presso un Centro della Menopausa, indica una prevalenza dell’incontinenza urinaria del 17,9%, in un campione di 765 donne con età media di 53,4 anni .

■ Secondo l’Internazional Continence Society (ICS 2002), l’incontinenza urinaria è definita come qualsiasi perdita involontaria di urina e può essere suddivisa come:
► incontinenza da urgenza: perdita involontaria di urina preceduta o simultanea a un desiderio di urinare improvviso, impellente e difficile da posporre;
► incontinenza da sforzo: perdita involontaria di urina in occasione di uno sforzo fisico (tossire, sollevare pesi, correre);
► incontinenza mista, cioè presenza contemporanea di incontinenza da urgenza e da sforzo.

Che cos’è la continenza urinaria?
È la capacità di posporre a piacimento l’atto minzionale e di espletarlo in momenti e luoghi socialmente appropriati. Essa risulta dall’integrità anatomica e funzionale di tre elementi: il detrusore della vescica, lo sfintere dell’uretra, il sostegno della vescica e dell’uretra, rappresentato dal pavimento pelvico.

Le cause dell’incontinenza urinaria
■ Le cause dell’incontinenza urinaria sono molteplici: tra queste il parto, la menopausa e l’invecchiamento rivestono un ruolo basilare.
► Nel periodo espulsivo del parto, per es., il feto, durante la discesa nel canale vaginale, provoca un indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico e dello sfintere uretrale, che perdono tono e forza contrattile.
► I processi di atrofia dei tessuti che si verificano in menopausa sono responsabili della comparsa di disturbi urinari, come l’incontinenza. Tuttavia, non sempre è chiaro fino a che punto sia espressione della carenza estrogenica e quanto dei processi di invecchiamento.
► Altre situazioni predisponenti l’incontinenza urinaria sono certamente il fumo con la tosse cronica, l’obesità, la stipsi, le infezioni vescicali, i disturbi psichici, alcune terapie farmacologiche e l’abbondante assunzione di alcune bevande.

I trattamenti dell’incontinenza urinaria
■ Per il trattamento dell’incontinenza lieve e moderata è possibile una terapia farmacologia o riabilitativa, per l’incontinenza da sforzo severa, invece, si ricorre alla chirurgia.

■ La terapia farmacologica prevede come punto di attacco, da un lato, il detrusore vescicale (inibire le contrazioni involontarie) e, dall’altro, lo sfintere uretrale (incrementare il tono e la contrattilità).
► Per l’incontinenza da urgenza esistono diversi farmaci, come: la solifenacina (Vesiker), la tolterodina (Detrusitol), il trospio cloruro (Uraplex) e l’ossibutinina (Ditropan).
► Per l’incontinenza da sforzo, invece, l’unico farmaco disponibile in Italia è la duloxetina (Yentreve).
L’impiego di questi farmaci è, però, limitato da alcuni effetti collaterali e dalla modesta efficacia terapeutica.
► Nel tentativo di migliorare i disturbi urinari della menopausa, sono stati usati vari estrogeni somministrati per via vaginale: estriolo (Colpogyn), promestriene (Colpotrophine) ed estradiolo (Vagifem). L’obiettivo è di sfruttarne l’azione trofica direttamente sulle mucose interessate, senza effetti collaterali a distanza. Uno studio condotto su 41 donne affette da incontinenza urinaria da sforzo di grado lieve-medio e trattate con promestriene per via vaginale (10 mg al giorno per 2 mesi) ha mostrato la scomparsa dell’incontinenza da sforzo nel 26% delle donne e il miglioramento nel 17% dei casi. L’efficacia della terapia estrogenica vaginale per l’incontinenza urinaria da sforzo è, comunque, ancora controversa.

■ La terapia riabilitativa ha come obiettivo quello di imparare a controllare ed a rafforzare correttamente la muscolatura del pavimento pelvico e delle basse vie urinarie: detrusore e sfintere.

Che cosa sono i coni vaginali?
Sono un altro strumento per correggere l’incontinenza da sforzo. Si tratta di una serie di coni uguali per forma e per grandezza, ma di peso crescente e forniti di un filo di nylon per la rimozione. I coni, inseriti in vagina, agiscono esercitando una forza verso il basso; il conseguente tentativo di trattenerli provoca la contrazione e quindi il potenziamento dei muscoli del pavimento pelvico.

La riabilitazione comprende tre tecniche:
► la chinesiterapia perineale, che consiste in una serie di esercizi di contrazione dei muscoli del pavimento pelvico;
► il biofeedback perineale, che prevede gli stessi esercizi di contrazione muscolare, ma compiuti con una sonda vaginale collegata a un monitor, che consente di controllare con segnali visivi e sonori l’entità delle contrazioni stesse;
► l’elettrostimolazione perineale, che è indicata nei casi in cui i muscoli del pavimento pelvico non riescano a essere contratti in modo adeguato.
La terapia riabilitativa è utilizzata nell’incontinenza da sforzo per aumentare il tono e la contrattilità del pavimento pelvico.

È possibile una terapia riabilitativa dopo la chirurgia?
Può essere considerata una valida alternativa nell’incontinenza da sforzo recidivante. In uno studio, 14 donne affette da incontinenza da sforzo, già sottoposte a intervento chirurgico, sono state trattate con un programma riabilitativo, comprendente chinesiterapia, biofeedback e stimolazione, di 9 sedute della durata di 45 minuti, due volte alla settimana. Alla fine del trattamento, 12 donne riferiscono un netto miglioramento dell’incontinenza: in particolare 6 sono guarite e 6 migliorate.

■ Infine, per l’incontinenza da sforzo severa vi è la terapia chirurgica, che oggi non è più così invasiva come in passato.
► Attualmente si effettuano interventi mini-invasivi di “sling” (TVT o TOT) che consentono la guarigione con percentuali elevate: il 90% delle pazienti guarisce o migliora sensibilmente.
L’intervento, eseguito in anestesia locale o epidurale, prevede tramite piccole incisioni cutanee e vaginali il posizionamento di un nastro in materiale sintetico sotto l’uretra, a modo di amaca, al fine di sospendere l’uretra stessa durante lo sforzo, evitando perdite di urina.
L’intervento è rapido (dura 20-30 minuti), richiede una breve degenza (1-2 giorni) e una convalescenza alquanto limitata (2-3 settimane).

Che cos’è l’infiltrazione uretrale?
È un’altra possibilità per correggere l’incontinenza da sforzo, che prevede l’infiltrazione a livello locale, uretrale, di varie sostanze, come collagene o silicone, che restringono il lume uretrale. L’intervento è poco invasivo, si esegue in anestesia locale ed è indicato nelle donne anziane o debilitate: la percentuale di successo non è elevata, ma, data la semplicità della procedura, può essere ripetuto più volte nel tempo.

La prevenzione dell’incontinenza urinaria
■ La prevenzione dell’incontinenza urinaria può essere ottenuta tramite una serie di norme comportamentali.
► Un’attenta assistenza al parto e il precoce invio della puerpera a corsi di riabilitazione perineale, al fine di ridurre i danni al pavimento pelvico, sono un’importante forma di prevenzione; così come un adeguato trattamento ormonale, per rallentare i processi di atrofia dei tessuti dell’apparato urinario.
► Sempre utile ridurre o abolire il fumo. La tosse cronica, che ne consegue, può scatenare o aggravare l’incontinenza urinaria.
► Controllare il sovrappeso con attività fisica e alimentazione idonea, evitando drastiche perdite di peso corporeo. Il grasso depositato negli organi addominali preme eccessivamente sui muscoli del pavimento pelvico, che col tempo si indeboliscono favorendo perdite di urina durante gli sforzi fisici.
► Un’alimentazione ricca di fibre, crusca, frutta e verdura aiuta a regolare la funzione intestinale, senza dover ricorrere a lassativi. La stipsi ostinata provoca un maggiore sforzo durante la defecazione e quindi la distensione dei muscoli del pavimento pelvico indebolendoli.
► L’assunzione abbondante di bevande, soprattutto a effetto diuretico (caffè, tè, alcolici) deve essere ridistribuita durante la giornata: in particolare va evitata la sera. Le bevande diuretiche possono favorire la comparsa di incontinenza urinaria per il rapido riempimento vescicale.
► L’ansia o altri disturbi emotivi vanno corretti spiegando alla donna che la vescica può risentire di una situazione di stress. Quando si riduce il controllo volontario della vescica, il bisogno di urinare diventa più forte e frequente.
► In caso di infezioni urinarie è utile bere un’adeguata quantità di acqua e iniziare un trattamento con antibiotici. Le cistiti causano un’irritazione vescicale, provocando delle contrazioni detrusoriali involontarie con conseguente fuga di urina.
► Alcuni farmaci (per es. quelli per l’ipertensione arteriosa) possono ridurre la pressione di chiusura dello sfintere uretrale favorendo l’incontinenza da sforzo. L’uso di diuretici, invece, causando un rapido riempimento vescicale, favorisce la comparsa di incontinenza da urgenza.
Pertanto, è utile assumerli il mattino, per evitare fastidiose minzioni notturne.
► La donna anziana o disabile, spesso, si trova ad affrontare dei fattori ambientali come, per es., l’inaccessibilità rapida ai servizi per la presenza di scale, l’uso di poltrone da cui è difficile alzarsi, gli indumenti stretti o allacciati con numerosi bottoni che possono provocare ritardi nell’inizio della minzione con conseguente comparsa di fughe involontarie di urina.
In questi casi è opportuna una facile accessibilità ai servizi igienici, usare sedie rigide, indossare abiti semplici, ampi, con rapide chiusure a velcro, al fine di evitare l’incontinenza da urgenza.

Estratto da: C.Paganotti MENOPAUSA. Conoscerla per viverla in salute. Massetti Rodella Editori, 2007.

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