Liquirizia, oro nero

Gioacchino Rossini, la cui fama di ghiottone non era inferiore alla sua abilità musicale, ne andava pazzo.

Enrico Caruso nell’esilio americano se ne faceva spedire grosse quantità dalla Calabria. Al Vittoriale (la sua mitica dimora a Gardone Riviera),
Gabriele d’Annunzio non se ne faceva mancare un’abbondante scorta, che divideva con le sue amanti.

Della liquirizia si sa già tutto, o quasi: era una pianta già apprezzata nell’antico Egitto, in Assiria e in Grecia; in tempi più vicini a noi, soltanto nel ‘400 comincia a far parte della farmacopea occidentale, grazie al tramite degli speziali che lavoravano e sperimentavano nei conventi domenicani.

I cinesi che, come al solito, già facevano tutto prima di tutti gli altri, possono provare che dentro un loro erbario antichissimo, la radice era già frequentemente utilizzata da 4 o 5000 anni, per curare tosse, disturbi epatici e intossicazioni alimentari.

Ai giorni nostri, sulla liquirizia si aggiungono due notizie di segno diverso. Due notizie che ancora meritano l’uso del condizionale, in quanto soggette a ulteriori verifiche.
La prima interessa le donne gravide.

Dai primi risultati, ancora provvisori, di studi clinici, un gruppo di medici finlandesi ipotizza che un eccesso di consumo di liquirizia farebbe aumentare il rischio di partorire innanzi tempo.
Ciò sarebbe dovuto alla glicirizina, responsabile della produzione di prostaglandine: quelle stesse sostanze adoperate in ostetricia per favorire e accelerare il travaglio.

C’è da dire che tra le mamme sottoposte a indagine, le golose divoratrici di questo nero prodotto (in quanto consumavano almeno due-tre pacchetti di liquirizia a settimana) con una media rilevante avevano partorito prima delle altre. In diversi casi prima ancora della 38ma settimana

La seconda notizia proviene dagli Usa. Nell’ateneo di New York, continuano gli studi sugli effetti della succosa radice nera.
Che sia nota la sua capacità antinfiammatoria e antispastica, è scontato.
Che il suo dolce sapore riscuota la passione dei golosi, pure.

Eppure proprio la stessa sostanza che alla liquirizia presta tutta la sua dolcezza (l’acido glicirrizico) sarebbe capace di aggredire il sarcoma di Kaposi (un tipo di tumore che cresce sotto la pelle e arriva a contagiare anche gli organi interni), bloccandone il virus responsabile.

Va ricordato che la liquirizia può essere leggermente pericolosa per bambini e persone oltre i 55 anni d’età, e va consumata con moderazione.
Farne uso quotidiano e costante, e per lunghi periodi di tempo, può provocare ritenzione idrica, gonfiore a viso e caviglie, astenie e cefalee.

È poi noto a (quasi) tutti che la liquirizia innalza la pressione arteriosa e dunque a una certa assennata limitazione, anzi a una prudente rinuncia vanno invitati gli ipertesi, ma anche diabetici e donne in gravidanza e in allattamento; oltre a chi è afflitto da epatopatie colestatiche, cirrosi epatica, ipopotassiemia (carenza di potassio nel sangue), grave insufficienza renale.

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