Menopausa, terapia ormonale sostitutiva e tumore al seno ▼

La menopausa non è una malattia e, di conseguenza, non richiede alcun trattamento a priori.
Solo in presenza di disturbi o rischi tali da alterarne la qualità di vita è giustificato ricorrere ad un trattamento. Il 70% delle donne italiane in menopausa presenta dei disturbi legati alla mancanza di estrogeni, ma solo il 10% ricorre ad un trattamento ormonale sostitutivo. La maggioranza preferisce convivere con sintomi e segni in parte fastidiosi ne timore che una terapia ormonale possa comportare dei rischi. Eppure, in presenza di alcuni presupposti, un trattamento, non obbligatoriamente ormonale, può essere utile.

Estratto da: C.Paganotti. Menopausa, terapia ormonale sostitutiva e tumore al seno. Brescia LILT, Periodico della Lega Italiana Lotta contro i Tumori – sezione Brescia, n.44 p.12, Agosto 2007.

 

Il trattamento ormonale sostitutivo o TOS (Hormonal Replacement Therapy = HRT) consiste nel somministrare quella quota di ormoni che non è più prodotta dalle ovaie, nel tentativo di ripristinare l’equilibrio ormonale presente prima della menopausa. L’obiettivo è di annullare o minimizzare i disturbi e le malattie che possono a volte derivare dalle carenze ormonali. In realtà, il TOS abitualmente viene realizzato con la somministrazione di estrogeni e di progestinici (questi ultimi se l’utero è ancora presente). Questo perché gli estrogeni hanno un’azione di stimolo proliferativo sulle cellule dell’endometrio (lo strato di rivestimento interno dell’utero) e aumentano il rischio di carcinoma dell’endometrio, mentre i progestinici proteggono da tale azione negativa.

 

I benefici del trattamento ormonale sostitutivo
Il TOS è una valida risposta ai problemi della menopausa. È efficace sia nel trattamento dei disturbi menopausali, come i sintomi vasomotori (vampate, sudorazioni), i disagi psicologici (ansia, irritabilità e malinconia) e i disturbi uro-genitali (urgenza e frequenza minzionale, cistiti ricorrenti, secchezza vaginale, dispareunia e vaginiti ricorrenti), generando un benessere immediato, sia nella prevenzione dell’osteoporosi, contribuendo in tal modo a un benessere futuro.

 

I rischi del trattamento ormonale sostitutivo
È ormai confermato e chiarito da numerosi studi che il TOS non determina un aumento generale del rischio di tumori nella donna (carcinoma della cervice e dell’ovaio), anzi molti dati evidenziano un’azione protettiva nei confronti del tumore del colon-retto.
In passato, l’uso di soli estrogeni aveva incrementato il rischio di tumore dell’endometrio. Attualmente, però, l’associazione con i progestinici protegge da tale rischio rendendolo simile a quello della popolazione generale.
Il carcinoma della mammella, invece, rimane l’argomento più controverso. Numerosi studi dimostrano che un TOS della durata inferiore a cinque anni non è associato a un incremento del rischio relativo di carcinoma della mammella, mentre dopo cinque anni il rischio relativo è di 8 casi su 10.000 donne, cioè 0,8 casi ogni 1000 donne trattate per almeno 5 anni.

 

Che cos’è il rischio relativo?
Il rischio relativo (RR) è il rapporto tra il numero dei casi di tumore nella popolazione femminile che usa un TOS e il numero dei casi di tumore nella popolazione di controllo che non usa un TOS.
Se il RR=1 il rischio di tumore è uguale nelle due popolazioni.
Se il RR<1 il rischio di tumore è minore nella popolazione che usa un TOS.
Se il RR>1 il rischio di tumore è maggiore nella popolazione che usa un TOS.

 

Tale aumento del rischio sembra legato a un effetto promuovente la crescita di un tumore già iniziato, ma non ancora diagnosticato: il TOS ne anticiperebbe solo la diagnosi.
I tumori della mammella insorti durante un TOS hanno una prognosi migliore. L’aumento del rischio cessa entro 5 anni dalla sospensione del TOS. Pertanto, dopo non vi è differenza nel rischio tra chi ha assunto un TOS e chi non ne ha mai fatto uso.

Il progestinico associato all’estrogeno è, in qualche modo, responsabile dell’aumento del rischio. Il trattamento con soli estrogeni sembra non aumentare il rischio del tumore al seno, anzi comporterebbe una lieve riduzione, non significativa, del rischio.
Per fornire un termine di paragone, l’aumento del rischio di tumore al seno associato al TOS è simile a quello associato a fattori come menarca precoce (prima mestruazione in età anteriore a 11 anni), prima gravidanza tardiva (dopo i 35 anni), nulliparità (nessuna gravidanza), consumo moderato di alcool (oltre 20 g/giorno). Ricordiamo che l’aumento del rischio attribuito al TOS è molto inferiore a quello associato all’obesità.

 

Per chi è indicato il trattamento ormonale sostitutivo
Il TOS è indicato alle donne che presentano sintomi menopausali (vasomotori e urogenitali) marcati, che presentano fattori di rischio per l’osteoporosi (ad es., familiarità, età, peso corporeo, terapie con cortisonici, ecc.) e a quelle in menopausa precoce (prima dei 45 anni).

 

Per chi è controindicato il trattamento ormonale sostitutivo
Il TOS non può essere prescritto dalle donne con carcinoma della mammella o dell’endometrio, che hanno avuto una recente tromboflebite o che presentano un’epatopatia attiva (infezione del fegato in corso).

 

Conclusioni
Il TOS, in genere, va intrapreso all’insorgenza dei primi sintomi menopausali (che scompaiono entro 2-3 settimane dall’inizio del trattamento) e utilizzato per un periodo di 5 anni non aumenta in maniera significativa il rischio di carcinoma della mammella.
È il ginecologo insieme alla donna, adeguatamente informata sui rischi e benefici, a stabilire la necessità di iniziare, continuare o interrompere il trattamento.

 

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