Parto prematuro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come parto pretermine quel parto che avviene prima della 36^ settimana di gravidanza.

In realtà sono i parti che avvengono prima della 32^ settimana gestazionale quelli con una rilevanza clinica maggiore. Questi parti sono classificati come parti prematuri.

Il limite inferiore, ossia quello che distingue prematurità da aborto spontaneo, è poco definito. Questo perché le moderne e sempre più avanzate tecniche di assistenza respiratoria hanno portato ad un abbassamento dell’epoca di vitalità: ad oggi sono riportati casi, seppur rari, di sopravvivenza di feti nati alla 23^ settimana di gestazione.

Le cause di un parto prematuro o pretermine sono molteplici e possono essere distinte in due gruppi:

Spontanee

  • Infezioni vaginali: attivano dei processi infiammatori a livello della cervice uterina e, questo, scatena le contrazioni
  • Malformazioni uterine: miomi e fibromi (se voluminosi), utero setto, utero bicorne.
  • Gravidanza multipla
  • Polidramnios: importante aumento del volume del liquido amniotico
  • Incontinenza cervicale: il collo cede al peso dell’utero ed inizia ad aprirsi anche senza attività contrattile

Iatrogene (ossia per indicazione medica)

  • Preeclampsia, eclampsia
  • Grave ritardo di crescita intrauterino
  • Emorragia o distacco di placenta
  • Rottura precoce delle membrane
  • Incontinenza cervicale: se vi sono stati precedenti interventi sul collo dell’utero come conizzazioni

In caso vi sia attività contrattile ripetuta anche in assenza di dolore (la pancia che “diventa dura”) è bene rivolgersi al medico o a struttura sanitaria per chiedere consiglio.

Predire un parto pretermine non è facile: lo 0,6% delle donne gravide partorisce prematuramente, ma solo nel 30% di questi casi vi è un “precedente” (precedente parto pretermine o aborto tardivo, precedenti interventi sul collo dell’utero).

 

Vi sono due metodi abbastanza efficaci nel predire il parto pretermine e sono: la valutazione del funneling e la cervicometria.

La cervicometria consiste nella valutazione della lunghezza della cervice uterina. Questo test si esegue per mezzo dell’ecografia trans vaginale a 22-24 settimane di gestazione.
Il risultato di questo, di per sé già predditivo per il parto pretermine, assume un valore maggiore se associato alla valutazione del funneling, ossia la valutazione della dilatazione dell’orefizio uterino interno.
Una cervice di lunghezza ridotta, che di per sé già aumenta il rischio di partorire prematuramente, associata a dilatazione dell’orefizio uterino interno aumenta considerevolmente questo rischio.

Non esistono vere e proprie terapie per il parto prematuro.

La terapia medica consiste nella somministrazione di farmaci che riducono la contrattilità dell’utero, ma la loro efficacia nel bloccare un travaglio di parto prematuro in atto non è dimostrata. Generalmente si utilizzano questi farmaci per ritardare il travaglio (generalmente di due-tre giorni) il tempo necessario alla somministrazione di Betametasone, ossia il farmaco che induce la maturazione dei polmoni del feto.

La terapia chirurgica, invece, consiste nel cerchiaggio cervicale. È un intervento che prevede la sutura del collo dell’utero per rafforzarlo; può essere una procedura elettiva (in donne con un rischio elevato già a 12 settimane) o terapeutica (qualora con la cervicometria risulti un accorciamento significativo del collo uterino).

L’efficacia del cerchiaggio nel prevenire il parto pretermine è molto discussa, ma si è visto avere una grandi utilità in quei casi in cui si sospetta un’incontinenza cervicale.

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