Rivergination

Una nuova verginità per restituire giovinezza sessuale ai genitali

Negli ultimi anni le richieste di ricostruzione della verginità sono notevolmente cresciute.
Nel 2005 negli ospedali pubblici italiani sono stati effettuati 47 interventi di rivergination: il maggior numero in Lombardia, seguita da Veneto, Puglia e Sicilia. In tutto il mondo poi, nascono società che propongono i cosiddetti “viaggi della verginità” con destinazione America meridionale, dove l’integrità dei genitali rappresenta un valore aggiunto: il recupero della verginità restituisce simbolicamente ed anatomicamente, giovinezza sessuale ai genitali stessi.

La rivergination è un intervento chirurgico il cui obiettivo è la riparazione della membrana imenale (imenoplastica) per dare al partner la sensazione di verginità. I piccoli frammenti di imene, che residuano ancora in vagina, sono riavvicinati e suturati, con filo riassorbibile, per raggiungere una situazione simile a quella precedente al primo rapporto sessuale.

Spesso è necessario eseguire una piccola rifinitura dei bordi di ogni frammento, in modo da consentire la completa cicatrizzazione tra loro. Se all’interno della vagina non si recuperassero frammenti disponibili o utilizzabili, è impiegata una piccola porzione della mucosa vaginale.

L’intervento, della durata di circa 30 minuti, è eseguibile in regime day-hospital, in anestesia locale o generale, senza grandi fastidi. In ogni caso è bene rilevare che si tratta comunque di un’operazione, con i suoi effetti collaterali e rischi (infezioni ed ematomi).

Dopo l’intervento bisogna rispettare una scrupolosa igiene intima ed astenersi dai rapporti sessuali per un mese. Prima dell’intervento invece, è utile eseguire un pap-test, per escludere la presenza di lesioni pretumorali sul collo dell’utero; l’ecografia transvaginale, esame non più eseguibile dopo l’intervento, serve a escludere la presenza di patologie degli organi genitali interni.

Questa pratica è utilizzata maggiormente da donne immigrate che, per motivi culturali o religiosi, hanno necessità di arrivare vergini al matrimonio, ma anche da donne italiane, tra i 25 e 40 anni che quando cominciano un rapporto affettivo importante sentono il bisogno di regalare al partner “una prima volta”. In casi selezionati l’intervento può fornire un aiuto psicologico (partendo simbolicamente dal recupero anatomico) per ricostruire quell’integrità violata senza un consenso veramente consapevole.

Il ginecologo, davanti ad una donna che domanda la ricostruzione dell’imene, deve consigliarle di intraprendere un percorso psico-sessuologico, poiché la propria integrità non si limita al semplice recupero anatomico.

Estratto da: C. Paganotti. RIVERGINATION. dentroCASA, n.109, p.216, Dicembre 2008.

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