Mammografia: il rischio di un “falso positivo”▼

Ritirato il referto sembra esserci qualcosa che non va; una enorme preoccupazione ma poi tutto sembra risolversi per il meglio: ciò che la mammografia aveva evidenziato si è poi rivelata  non essere una neoplasia o una lesione tumorale.

Tutto finito, quindi? No: gli studi rivelano che è invece importante tenere conto di questo tipo di risultati, che potrebbero essere  un campanello d’allarme per il futuro.

Un falso positivo in una prima mammografia implicherebbe infatti un rischio raddoppiato di sviluppare un cancro al seno nei dieci anni successivi. Nel caso in cui si sia riscontrato un secondo “falso positivo” la probabilità addirittura si quadruplica.

Lo studio, pubblicato dal British Journal of Cancer, riporta i dati di oltre 1 milione di donne sottoposte a controlli di routine mammografici. I risultati volti a chiarire l’influenza dei falsi positivi sul rischio di contrarre un cancro parlano chiaro.

Alcune donne hanno la propensione a sviluppare anomalie nei tessuti del seno. Tali lesioni possono essere markers di un rischio futuro di sviluppare un cancro durante la vita. L’atteggiamento clinico precedente a questi studi considerava invece che l’anomalia fosse una lesione precursora. Nei 3, 5 milioni di mammografie e follow-up portati avanti sono stati rilevati 10.000 tumori e più di 110.000 falsi positivi. Poco più di 8.000 pazienti hanno mostrato un secondo “falso positivo”.

Per contrastare il rischio di un “falso positivo” lo studio scientifico ha proposto di [SEGUE]

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