Chirurgia estetica genitali femminili: una tendenza in aumento ▼

senoNegli ultimi anni si è registrato un boom di interventi di chirurgia estetica dei genitali femminili (FGCS).

 

Si tratta di procedure chirurgiche dalla finalità estetico/cosmetica prive di indicazione medica, tese a modificare la struttura e l’aspetto dei genitali esterni o interni di donne che, in quella sede, non presentano disturbi anatomo-funzionali.
Il termine FGCS include diverse procedure, tra le quali la più richiesta labioplastica, la vulvoplastica, la vaginoplastica, e l’imenoplastica.

 

Il Sistema Sanitario inglese ha registrato un considerevole aumento di questa tipologia di interventi e ha stimato che nell’arco di 10 anni il loro numero si è quintuplicato.
Poiché attualmente non vi è alcun obbligo da parte dei chirurghi del settore privato di registrare e segnalare la quantità di procedure eseguite, i dati relativi al numero esatto di interventi effettuati non sono disponibili; tuttavia, in base alle cifre fruibili, è stato ricavato che nel corso del 2010 nel Regno Unito sono stati eseguiti 2000 interventi di chirurgia estetica volti a modificare l’aspetto della vulva e/o delle labbra vaginali.
Anche l’Australia non è estranea al fenomeno: secondo le statistiche pubblicate nel 2011, si stima che durante il 2010 siano state eseguite circa 1.500 operazioni di labioplastica e vulvoplastica.
La tendenza a ricorrere a questa tipologia di interventi è attualmente in costante aumento e questo dato non solo ha catturato l’interesse dei media, ma ha anche attirato la preoccupata attenzione degli esperti, dal quale confronto sono nati dibattiti di natura etico-scientifica.

 

A mobilitarsi alla luce del fenomeno è stato anche il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, pubblicando alcune considerazioni di natura etica rispetto alla FGCS. Alla base delle preoccupazioni vi sono 2 dati allarmanti: l’età delle donne che richiedono la procedura e le motivazioni che le spingono a ricorrere alla chirurgia estetica per modificare l’aspetto dei propri genitali.
Secondo le indagini, le principali candidate agli interventi sono giovani donne (anche di età compresa tra 18 e i 28 anni), che desiderano sottoporsi a procedure chirurgiche per ragioni profondamente legate alla percezione del loro sé ed al confronto tra loro stesse e i modelli di bellezza diffusi dai media.
Quindi, ad essere chiamato in causa non è solo il rapporto con i canoni estetici imposti dalla moderna società dell’immagine, ma anche l’effettiva presenza di una percezione distorta del concetto di “normalità” dei genitali femminili.

 

Il sottoporsi ad interventi chirurgici invasivi che implicano sofferenza fisica e diversi rischi sembra quindi essere il frutto di una scarsa conoscenza dell’apparato genitale femminile, sia dal punto di vista della sua funzionalità che da quello della sua struttura: le donne sono preoccupate dell’aspetto dei propri genitali perché non conoscono a sufficienza le possibili morfologie esistenti.
Ne deriva la grande importanza, riconosciuta anche dal Royal College, che la donna approfondisca con l’aiuto di un esperto la propria conoscenza in merito, che acquisisca maggior chiarezza sulle diversità dei genitali e che ottenga una rassicurazione sulla “normalità” dell’anatomia, della simmetria e della dimensione della proprio vulva.
Questa strategia risulta utile nell’aiutare le donne a dissolvere i dubbi relativi alla loro presunta “singolarità”, fonte del disagio interiore, e la sua conseguenza diretta sarebbe la riduzione della tendenza a ricorrere ad interventi chirurgici superflui e pericolosi.

 

Nell’opuscolo pubblicato, il Royal College ribadisce la pericolosità di sottoporsi a procedure invasive, soprattutto se non giustificate da motivazioni di natura medica, ricordando il ruolo chiave dell’ostetrica e del ginecologo: queste figure rappresentano per le donne degli strumenti di rassicurazione, di mediazione tra la realtà e l’immaginario, e devono essere punti di riferimento nonché filtri per l’accesso alla chirurgia plastica.

 

 

 

Ostetrica Lucia Cappelletti

 

 

Link alla fonte:

https://www.rcog.org.uk/globalassets/documents/guidelines/ethics-issues-and-resources/rcog-fgcs-ethical-opinion-paper.pdf

 

 

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