Test delle urine per identificare l’infezione cervicale da HPV: che accuratezza ha?

microscopio

L’agente causale del tumore della cervice uterina è l’infezione cellulare da parte di alcuni specifici ceppi del virus del papilloma umano (HPV).

 

L’infezione da HPV è una delle più comuni trasmesse sessualmente: si stima che oltre l’80% delle donne sessualmente attive nel corso della loro vita vengano a contatto con il virus, anche se solo nel 10-20% dei casi l’infezione cronicizza e porta lentamente allo sviluppo di un cancro del collo dell’utero.

 

Proprio in considerazione del fatto che l’incidenza dell’infezione nella popolazione è molto alta, tutte le donne sessualmente attive dovrebbero eseguire gli screening di routine in grado di rilevare precocemente la presenza dell’HPV e debellarlo; attualmente, la principale metodica di screening sfruttata è quella del pap-test, un efficace strumento di prevenzione secondaria in grado di rilevare alterazioni citologiche cervicali di diverso grado associate all’infezione da HPV, interrompendo a monte la catena in generazione del tumore.

 

Recentemente si è però affermato un nuovo strumento di indagine potenzialmente in grado di riconoscere la presenza di HPV attraverso l’urina: rispetto al pap-test, tale metodica non necessita di essere effettuata da un clinico quale l’ostetrica o il ginecologo, è meno invasiva e richiede un ridotto lasso di tempo per essere eseguita.
La forza di questa innovazione risiede nel fatto che è accessibile e accettabile da parte delle donne, offrendosi quindi come strumento di maggiore captazione della popolazione per le indagini di screening; inoltre, questa metodica potrebbe essere sfruttata anche per la sorveglianza dell’infezione da HPV dopo l’apposita vaccinazione.

 

Ma qual è l’accuratezza dell’innovativo test? Una revisione della letteratura pubblicata nel settembre del 2014 ha mostrato i risultati di una meta-analisi condotta a partire da 16 articoli (riportanti 14 diversi studi) proprio per trovare risposta a tale domanda. Nel complesso, sono state prese in considerazione 1.443 donne; i diversi studi sono stati eseguiti rilevando anche HPV ad alto rischio come il 16 e il 18 e sono stati presi in considerazioni alcuni dei fattori che avrebbero potuto determinare un’alterazione dei risultati (ad esempio la presenza di HIV).

 

La revisione dimostra che il campionamento delle urine rappresenta una possibile alternativa al tradizionale esame cervicale. Infatti, tale metodica è dotata di buona precisione nel rilevare la presenza dell’HPV con l’obiettivo di determinare una possibile infezione cervicale (sensibilità dell’87% e specificità del 94%).
Tale accuratezza rimane elevata anche per la ricerca di specifici ceppi oncogenici di HPV (sensibilità del 77% e specificità dell’88%): in particolare, il rilevamento dei ceppi 16 e 18 ha avuto una sensibilità pari al 73% ed una specificità del 98%. Dalla meta-analisi emerge che la precisione del test è risultata maggiore quando questo veniva effettuato con le prime urine del mattino.

 

Dati i risultati, nella popolazione per la quale è richiesta l’esecuzione del pap-test per determinare un’infezione cervicale da HPV, il test basato sulle urine dovrebbe essere considerato un’alternativa accettabile, in grado di aumentare la copertura in quei sottogruppi più difficili da raggiungere attraverso le tradizionali metodiche di indagine.

 

Va tuttavia sottolineato quanto espresso dagli stessi autori della revisione, ovvero che i risultati ottenuti devono essere interpretati con cautela a causa della variabilità interna dei singoli studi, delle caratteristiche delle partecipanti e della mancanza di metodi standardizzati nell’eseguire i test delle urine.

 

Tali risultati offrono comunque un enorme stimolo alla ricerca, guidano all’approfondimento e alla standardizzazione nell’esecuzione dei test delle urine per valutare ulteriormente l’accuratezza di questo innovativo strumento di indagine.

 

Ostetrica Cappelletti Lucia

Link alla fonte:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25232064


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