La depressione post-partum

Il parto è un’esperienza straordinaria ma anche faticosa. Stanchezza, dubbi, insicurezze accompagnano spesso i primi giorni di una mamma. Ma questo non si deve confondere con la vera e propria depressione post-partum. Scopriamo le differenze.

Si sente sempre parlare di depressione post-partum, ma la conosciamo veramente?
Spesso si confonde con una condizione temporanea di stanchezza che caratterizza le mamme nella prima settimana di vita del neonato. Questa però è definita come Baby-Blues.

BABY BLUES
Non esiste una precisa definizione, è una condizione post-natale transitoria caratterizzata da diversi sintomi:

  • irritabilità
  • ansia
  • disforia lieve
  • insonnia
  • affaticamento
  • esagerata emotività, facilità al pianto

Lo stress, la stanchezza fisica subite durante il travaglio ed il parto, predispongono la mamma ad uno stato di tristezza e di difficoltà nel relazionarsi con il partner e con i propri familiari. I sintomi compaiono tra il terzo e il quinto giorno di vita del neonato e scompaiono, normalmente entro due settimane. Infatti non sono previsti né indicati interventi.
Un percentuale variabile tra il 30 e l’80% attraversa l’esperienza del Baby-Blues, ma solo una donna su cinque con Baby-Blues svilupperà una depressione post-partum.

DEPRESSIONE POST-PARTUM
È questa la vera forma depressiva del dopo parto. Inizia tra il secondo e il terzo mese dal parto e può mantenersi inalterata per circa 6/7 mesi se non si interviene, il 3-6% di queste va incontro ad una vera e propria psicosi puerperale.
Secondo la American Psychiatric Association, la depressione postnatale è caratterizzata dalla presenza di 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per almeno due settimane:

  • basso tono dell’umore
  • perdita di interesse
  • aumento o diminuzione dell’appetito
  • insonnia o ipersonnia
  • rallentamento o agitazione psicomotori
  • spossatezza o sensazione di perdita delle forze
  • senso di colpevolezza o indegnità
  • diminuzione della concentrazione
  • pensieri ricorrenti di suicidio

Vi può essere riluttanza a “confessare” questi sintomi, per vergogna, senso di fallimento, o ancora per timore di essere giudicate inadeguate alla cura del proprio bambino. Altre volte si preferisce attribuire i propri cambiamenti d’umore alla stanchezza e alle difficoltà di relazione, piuttosto che ammettere di essere depresse.

 

Esistono dei fattori di rischio per la depressione post-natale:

  • la storia personale di depressione
  • la storia personale di depressione durante la gravidanza
  • la mancanza di sostegno sociale
  • le difficoltà di rapporto con il partner
  • gli eventi stressanti recenti
  • il baby blues
  • la presenza di psicopatologia nella storia familiare
  • lo scarso sostegno sociale
  • la gravidanza non pianificata
  • l’avere 2 o più figli
  • lo stress parentale prenatale
  • la disoccupazione

Nel caso di un quadro che lasci pensare ad una depressione, anche se lieve la madre va seguita attentamente dallo specialista e dai familiari. La mamma ed il neonato vanno privilegiati in modo prioritario.
Gli studi di un noto psichiatra ricercatore nel campo dell’attaccamento, J. Bowlby,  hanno rivelato quanto sia importante per un lattante avere una mamma che sorrida, che parli, che lo accarezzi trasmettendo serenità.

PSICOSI PUERPERALE
È la forma più grave della depressione post-partum, ci troviamo di fronte ad un disturbo psichiatrico. E’ un disturbo che colpisce 1-2 donne su 1000.
I sintomi più frequenti sono:

  • stato confusionale
  • gravi oscillazioni del tono dell’umore
  • comportamenti eccentrici
  • delirio
  • allucinazioni

Fattori di rischio sono la storia personale o familiare di schizofrenia o di psicosi maniaco-depressiva. Anche le donne con precedente psicosi puerperale sono ad alto rischio di recidiva nelle successive gravidanze.
La comparsa può essere drammatica, con inizio subito dopo il parto o entro 48-72 ore. Nella maggior parte dei casi i sintomi si sviluppano entro due settimane dal parto.
La mamma colpita da psicosi puerperale è totalmente incapace di affrontare la vita quotidiana e soprattutto non è in grado di prendersi cura del proprio bambino.
È necessario l’intervento di uno Psichiatra che inizi immediatamente le terapie psico-farmacologiche e psicoterapeutiche appropriate.

 

 

FONTI:
www.saperidoc.it
www.guidagenitori.it

 

Share on Facebook0Tweet about this on Twitter0Share on Google+0

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>