Incontinenza urinaria nelle giovani donne ▼

E’ sempre crescente il numero di giovani donne interessate dal fenomeno dell’incontinenza urinaria, una condizione nella quale la perdita involontaria di urina crea un disagio sociale ed al contempo igienico, influenzando negativamente la qualità di vita del soggetto che ne fa esperienza.

 

Anche se generalmente l’incidenza di incontinenza aumenta con l’avanzare dell’età, molte donne giovani tendono a lamentare sintomi urinari che necessitano di indagini specifiche; infatti, non è infrequente la sua manifestazione ancor prima dei 30 anni, generalmente nella forma da sforzo.
Vediamo quindi di cosa si tratta, per meglio comprenderla.
L’incontinenza da sforzo (IUS) coinvolge più di 2 milioni di donne in Italia, e può essere intesa come un sintomo, un segno o una diagnosi urodinamica; è definita come la perdita involontaria di urina in occasione di un aumento della pressione addominale (es. tosse, starnuti, sollevamento di pesi) in assenza di contrazione del muscolo detrusore della vescica.
L’IUS può essere associata ad un’ipermobilità cervico-uretrale e/o a un deficit sfinterico intrinseco: mentre la prima è secondaria al cedimento delle strutture muscolo-fasciali di sostegno (debolezza della muscolatura del pavimento pelvico, della fascia pelvica e dei legamenti pubouretrali), che dovrebbero offrire al pari di un’amaca un supporto stabile al collo vescicale e all’uretra, il deficit sfinterico è correlato a danni del nervo pudendo e dello sfintere uretrale.

 

Per questa ragione, non di rado la IUS si presenta durante la gravidanza e persiste in seguito al parto; infatti, il dibattito sulle modalità di prevenzione delle lacerazioni perineali come strumento di protezione dall’incontinenza è da tempo in corso; l’OMS invita i professionisti del settore a promuovere la preparazione del pavimento pelvico durante la gravidanza e gestire in modo equilibrato il travaglio, allo scopo di limitare gli interventi clinici effettuati dopo il parto.

 

Uno dei più grandi studi epidemiologici sull’incontinenza urinaria è stato condotto su un campione di 27.936 donne di origine norvegese. Considerano tutte le fasce di età, il 25% di queste ha riferito sintomi di incontinenza urinaria: il 50% presentava incontinenza da stress, l’11% da urgenza e il 36% una forma mista.
Mentre misure conservatrici e di modificazione comportamentale sono importanti nella gestione iniziale della patologia, coloro che presentano sintomi refrattari o persistenti potrebbero necessitare di un intervento di natura medica e/o chirurgica.
La maggior parte delle donne con incontinenza urinaria beneficia di una consulenza per quanto riguarda semplici cambiamenti dello stile di vita, che possono sfruttare per migliorare i loro sintomi.
Alcune di esse bevono molto, e dovrebbero cercare di limitare l’assunzione di liquidi ad una quantità compresa tra 1 e 1.5 litri al giorno, evitando sostanze irritanti quali the, caffè e alcool; particolare attenzione andrebbe posta anche all’atto della minzione, che non deve essere frutto di una spinta volontaria ma, al contrario, il più possibile spontaneo, contemporaneo al rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico.

 

Vi sono inoltre prove convincenti a supporto del fatto che, nelle donne in sovrappeso, la perdita di peso migliora i sintomi urinari.
In aggiunta, le donne incontinenti (soprattutto quando presente IUS) dovrebbero evitare il fumo in quanto favorisce la comparsa di tosse, la quale mette violentemente in tensione quell’amaca di sostegno sopracitata.
Di pari passo con questi piccoli accorgimento nello stile di vita, è possibile rivolgersi a figure professionali quali quella dell’ostetrica allo scopo di iniziare a praticare esercizi non invasivi che concorrono a recuperare e mantenere un buon tono muscolare del pavimento pelvico.
Questa attività non si deve limitare ad eseguire durante la giornata una semplice sequenza ritmica di contrazione-rilassamento dei muscoli perineali (che invece tende a portare gli stessi all’ipertrofia), ma anzi deve permettere alla donna di sradicare abitudini consolidate per andare a costruire nuovi automatismi, che la accompagnino nell’eseguire qualsiasi movimento e spostamento del corpo durante la giornata mettendo sotto protezione il perineo.

 

La diagnosi di incontinenza urinaria e della sua rispettiva tipologia ha un’importanza fondamentale; tutte le donne (specialmente le grandi fumatrici, le consumatrici assidue di caffè e the, coloro che soffrono di bronchite cronica o abbiano altre persone in famiglia con questa problematica) non dovrebbero sottovalutare i primi campanelli d’allarme.
Poiché la tempestività nella diagnosi concorre al successo delle terapie proposte, con queste parole desidero invitare tutte le coloro che soffrono di disturbi urinari a rompere il silenzio dettato dall’imbarazzo nel riferire i proprio sintomi, a coinvolgere i professionisti del settore sanitario, a non pensare di essere “le uniche” e di presentare segni di decadenza. Troppe donne hanno serbato silenzio e visto i loro sintomi aggravarsi nel tempo.

 

Non abbiate quindi timore ad interpellare il vostro medico di base, il quale rappresenta il filtro di accesso alle indagini specialistiche uro-ginecologiche, o un’ostetrica, una figura che gioca ruolo attivo in questo ambito e collabora con gli altri professionisti del settore con l’obiettivo di ripristinare ed incrementare la qualità di vita della donna.

 

Ostetrica Lucia Cappelletti

 

 

Link alla fonte:

Urinary incontinence in the young woman: treatment plans and options available.

 

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